La Calabria è la regione con più minori che vivono in povertà

Redazione Altro Corriere14 novembre 201714min6800
È quanto emerge dall’VIII Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children. Primato negativo in Italia: il 15,7% di ragazzi ha lasciato precocemente la scuola, quasi 8 giovani su 10 non svolgono attività culturali





In Calabria quasi un minore su 2 è in povertà relativa (47,1%), primato negativo in Italia, e il 15,7% di ragazzi ha lasciato precocemente la scuola. In un’Italia in cui le famiglie con minori in povertà assoluta in dieci anni sono quintuplicate, che si trova a fare i conti con gli effetti della recessione sulla motivazione dei giovanissimi e con una popolazione sempre più vecchia, con oltre 165 anziani ogni 100 bambini (in Calabria si va dai 127,2 over 65 della provincia di Crotone ai 167 della provincia di Cosenza), alunni e studenti spesso non trovano nella scuola risposte idonee alle sfide di oggi. Anche a livello nazionale le strutture sono spesso inadeguate: con oltre 4 istituti su 10 (41,4%) che non sono dotati di laboratori a sufficienza.
Tra i bambini e i ragazzi che vivono in condizioni di disagio è ancora elevato il rischio di dispersione scolastica: le scuole secondarie di secondo grado in Calabria sono colpite da un tasso di abbandono del 4,43% su un dato nazionale del 4,3%, mentre il tasso di abbandono nelle scuole secondarie di primo grado è lo 0,99% su un dato nazionale dello 0,83% .
È quanto emerge da un’anteprima dell’VIII Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the Children, pubblicato da Treccani, che sarà disponibile nelle librerie dal 23 novembre.

SCUOLA, POVERTÀ E DISUGUAGLIANZA SOCIALE In Italia vivono 669.000 famiglie con minori in condizione di povertà assoluta che, una volta sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare, possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7.60 per l’istruzione al mese. È un fenomeno che investe tutto il Paese: i bambini in tale situazione – 1.292.000, il 14% in più in un anno – rappresentano il 12,5% del totale dei minori (si trovano nel 12% dei casi al Nord, nell’11,6% al Centro, nel 13,7% al Mezzogiorno). Il peggioramento della situazione economica ha colpito in modo ancora più profondo i minori in povertà relativa, che sono 1 su 5 in Italia, ossia il 22,3%[8] (con un incremento del +20,2%), ma che in Calabria riguarda addirittura poco meno della metà dei giovani fino ai 17 anni (47,1%), la percentuale più alta in Italia. La forbice tra Nord e Sud, nel caso della povertà relativa, è ampia: nel Meridione il 32,6% dei bambini vive tale situazione contro il 16,1% del Nord.
Inoltre, sebbene negli ultimi decenni – si legge nel rapporto di Save the Children – siano stati compiuti importanti passi in avanti nel contrasto alla dispersione scolastica, con una tendenza positiva che ha visto il tasso di abbandono abbassarsi progressivamente dal 2008 a oggi, il fenomeno della dispersione continua a rappresentare una delle principali sfide con cui la scuola italiana deve fare i conti, come mostrano i dati dell’anagrafe nazionale studenti del MIUR evidenziati nell’Atlante. Tali dati consentono di tracciare un identikit più preciso degli alunni a rischio: tra i ragazzi delle secondarie di II grado, possibilità superiori di abbandono sono registrate tra i maschi, in particolare tra coloro che vivono nelle regioni del Mezzogiorno, soprattutto in Campania e Sicilia e tra quelli con i genitori di origine straniera.
Anche in questo caso il divario tra Nord e Sud è ampio: nel Settentrione i quindicenni in condizioni socio-economiche svantaggiate che non raggiungono le competenze minime nella lettura sono il 26,2%, cifra che sale al 44,2% nel Meridione. In Calabria l’incidenza di alunni respinti nella scuola secondaria di primo grado va dall’1,6% di Vibo Valentia al 5,3% di Crotone, tra i più alti in Italia su una media nazionale del 2,8%, mentre i respinti alla scuola secondaria di secondo grado vanno dal 5,5% di Cosenza all’8,6% di Reggio Calabria su una media nazionale del 9,1%, nei licei dal 2 % di Cosenza al 4,3% di Crotone su una media nazionale del 5,3%, e negli istituti tecnici dal 7,1% di Cosenza al 10,7% di Reggio Calabria su una media nazionale dell’11,5%.
La crisi economica ha avuto un effetto negativo anche sulla motivazione degli studenti: la mancanza di lavoro e prospettive tra gli adulti di riferimento ha generato sfiducia in molti bambini e adolescenti, aumentando il rischio del fallimento formativo. In Italia meno di 1 un giovane laureato su 2 ha un lavoro (nell’Unione Europea il 71,4% di chi ha terminato l’università trova un’occupazione, in Italia appena il 44,2%, nel Mezzogiorno il 26,7%): non sorprende, dunque, che gli “scoraggiati” tra i 15 e i 34 anni, cioè disponibili a lavorare ma che hanno smesso di cercare un’occupazione, siano cresciuti del 43% in dieci anni, raggiungendo quota 420.000, di cui 340.000 si trovano nel Sud.

UNA SCUOLA (NON) A MISURA DI BAMBINO Con solo il 4% del Pil nazionale speso nel settore dell’istruzione, contro una media europea superiore di quasi un punto percentuale (4,9%), non è facile per la scuola pubblica offrire una risposta adeguata alle problematiche che incontra. Le poche risorse si traducono in strutture spesso poco o male attrezzate: il 41% delle scuole secondarie di primo grado (in Calabria la percentuale è inferiore e oscilla tra il 26,9% di Cosenza e l’8,7% di Vibo Valentia), per esempio, lamenta una scarsa dotazione di laboratori e ambienti di apprendimento adatti a sperimentare nuove prassi didattiche, con 4 scuole su 10 che possono fare affidamento su meno di un laboratorio ogni 100 studenti. Solo il 17,4% degli istituti scolastici (1 scuola su 6), inoltre, è dotato di almeno una palestra in ogni sede (in Calabria la percentuale è nulla a Catanzaro e Vibo Valentia e arriva al 6,7% di Reggio Calabria) e, sebbene quasi tutte abbiano una biblioteca, quasi 3 su 4 danno la possibilità di effettuare un servizio prestito (esattamente il 72,5% a livello nazionale, che sale a 81,3% a Vibo Valentia e scende al 66,7% a Crotone) ma meno un terzo del patrimonio librario risulta fruibile (in Calabria tutte le province scendono sotto la media nazionale del 31,1%, fino ad arrivare al 12,8% di Vibo Valentia). Appare evidente il divario tra Nord e Sud: se in Settentrione 2 biblioteche su 3 sono dotate di almeno 3.000 volumi, in Meridione lo è solo 1 su 3 (39%).

IN 50 ANNI 4 MILIONI IN MENO DI UNDER 15 Tra i fenomeni che condizionano la scuola di oggi, accanto alle povertà socio-economiche, c’è la denatalità: in cinquanta anni gli under 15 sono passati da 12 a 8 milioni, perdendo circa un terzo della popolazione in età della scuola dell’obbligo: l’Italia conta 165 anziani ogni 100 bambini sotto i 14, con un numero di over 65 che doppia quello dei giovanissimi in diverse province (sono 167 a Cosenza e 160 a Catanzaro). Nonostante il numero totale di alunni diminuisca, aumenta invece quello dei bambini di origine straniera, che rappresentano il 9,2% (in Calabria oscillano tra il 3,3% di Vibo Valentia e il 4,8% di Reggio Calabria); tra coloro che non hanno la cittadinanza italiana il 58,7% è nato in Italia (in Calabria si va dal 22,9% di Cosenza al 31,8% di Catanzaro). Di fronte alla sfida dell’inclusione, tuttavia, solo nel 2,2% delle scuole del primo ciclo gli insegnanti ricevono formazione specifica (a Catanzaro 2,3%); un passo avanti è stato fatto con il Piano di formazione dei docenti 2016-2019, che ha recepito le indicazioni del IV Piano nazionale infanzia su questo tema.

“LEZIONI” E BUONE PRATICHE Sarebbe sbagliato, tuttavia, ritenere che il sistema scolastico nazionale sia rappresentato solo da timori, limiti e sfide: esiste una scuola fatta di innovazione, dedizione, emozioni positive che è ben raccontata all’interno dell’Atlante. «Vi sono scuole che hanno svolto e svolgono un ruolo anticipatore, di avamposto, con un artigianato intelligente, un pensiero pratico. Accanto a tante eccellenze, nelle scuole italiane si incontrano tuttavia situazioni inaccettabili, di analfabetismo didattico, precarietà organizzativa, carenze strutturali, deserti relazionali, vere e proprie discriminazioni e ingiustizie che fanno pagare un prezzo enorme ai bambini più svantaggiati, che in Calabria sono tanti. Basti considerare quel 47,1% di minori in condizioni di povertà relativa» afferma Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children. «Per riformare davvero l’istituzione scolastica – aggiunge – si potrebbe cominciare investendo nella trasformazione delle zone più a rischio in comunità educanti, che nel concreto significa non lasciare da sola la scuola a combattere la povertà educativa per far sì che il numero di coloro che la lasciano in modo prematuro, il 15,7% nella regione, si abbassi fino a essere nullo. Con la costruzione di comunità educanti dove oggi regnano il degrado urbano e la criminalità si va a lavorare in frontiera: quella che segna l’orizzonte del nostro Paese e della nostra democrazia».

«FUORICLASSE IN MOVIMENTO» Per rispondere a una delle sfide principali, quella del contrasto alla dispersione scolastica, Save the Children presenta oggi Fuoriclasse in Movimento, iniziativa nata dallo sforzo congiunto dell’Organizzazione e dei docenti delle scuole di primo e secondo grado, che mette in rete 150 istituti in tutta Italia, raggiungendo in modo diretto 20.000 minori e coinvolgendo attivamente circa 2000 insegnanti e 1000 genitori (a Scalea sono coinvolte 2 scuole con circa 300 studenti, 30 docenti e 30 genitori; a Praia a mare: 5 scuole coinvolte, con circa 600 studenti, 30 docenti e 70 genitori circa; a Crotone: 6 scuole coinvolte, circa 600 studenti e 50 docenti ). L’obiettivo è cambiare le politiche scolastiche, partendo dal dialogo tra docenti, studenti e famiglie: strumento centrale in questo percorso sono i Consigli fuoriclasse, tavoli di confronto per definire insieme soluzioni e azioni di cambiamento nel campo della didattica, delle relazioni, della riqualificazione degli spazi scolastici in seguito all’analisi dei problemi e delle esigenze del singolo istituto e del territorio. La formazione ai docenti, i percorsi per i genitori e i laboratori con le classi sono tra le altre attività proposte. Fuoriclasse in Movimento nasce come sviluppo a livello nazionale del programma Fuoriclasse, modello di intervento per il contrasto alla dispersione scolastica pensato in una logica preventiva con l’obiettivo di intervenire sulle cause del fenomeno. Il programma, soggetto a valutazione di impatto, ha raggiunto nel primo biennio i seguenti risultati: nelle scuole secondarie aderenti, il numero di assenze medio è stato dimezzato, passando da 12 a 6; i ritardatari cronici sono stati ridotti dell’8,6%; il 5% degli studenti ha migliorato il rendimento in 2 materie fondamentali; le famiglie disinteressate all’andamento scolastico dei figli sono diminuite dell’8,1%. Risultati positivi registrati anche nelle primarie. Il coinvolgimento delle scuole avviene su due livelli: uno integrato in cui gli istituti sono supportati da Save the Children sia nella realizzazione dei Consigli fuoriclasse che nella formazione di docenti e genitori. L’altro, dove gli istituti interessati costituiscono un polo formativo interscolastico (composto da almeno 3 scuole), che permette l’attivazione in loco di percorsi di formazione per insegnanti. La scelta del livello di coinvolgimento viene fatta a partire dall’analisi dei bisogni del territorio, valutando il contesto in cui è inserita la scuola, i dati sui divari nei livelli di apprendimento e il tasso di dispersione scolastica regionale. Sul portale online che racconta Fuoriclasse in Movimento (www.fuoriclasseinmovimento.it) il manifesto e i criteri di adesione, ma anche le mappe e i dati che consentono di seguire l’iniziativa.

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