La doppia vita del prete predatore

Redazione Altro Corriere6 dicembre 20174min3050
Di giorno in canonica a Reggio Calabria, di sera in giro su una fiammante Mini Cooper. Le strane abitudini di don Carmelo Parrello, accusato di aver avuto rapporti sessuali con minori e già sotto processo per stalking. La Curia lo ha sospeso

REGGIO CALABRIA Sacerdote di giorno, predatore di notte. Sarebbe un uomo dalla doppia vita don Carmelo Perrello, il sacerdote di S. Gregorio, quartiere della periferia sud di Reggio Calabria, destinatario di un decreto di perquisizione locale e personale emesso in via d’urgenza dal procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni. Contro il sacerdote, le accuse sono gravissime: detenzione di materiale pedopornografico e rapporti sessuali con minorenni. E arriverebbero da fonte qualificata e credibile.

DENUNCIATO DALLE VITTIME A denunciarlo sarebbero state infatti alcune delle vittime, che ai magistrati avrebbero fornito un racconto tanto preciso e dettagliato da indurli a muoversi in fretta. Ieri pomeriggio, per ordine del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni gli investigatori del compartimento Polizia postale e dell’Ufficio minori della Questura hanno bussato alla porta della parrocchia con in mano un decreto di perquisizione locale e personale per il parroco.

CASA, AUTO, PC E CELLULARI SOTTO LA LENTE La sua stanza, gli uffici, la sua auto e ogni ambiente di pertinenza del sacerdote è stato passato al setaccio con attenzione, inclusi computer e cellulari. «Al momento – dice il procuratore Gaetano Paci, che da facente funzioni coordina le attività della Procura – considerata la delicatezza dei temi e il potenziale coinvolgimento di vittime minorenni, non possiamo dire di più. Le indagini sono ancora in fase preliminare».

SOSPENSIONE IMMEDIATA Ma alla Curia è bastato per decidere di sospendere «cautelativamente don Perrello dal ministero pastorale, in attesa delle conclusioni degli accertamenti giudiziari in atto». A comunicarlo, con una propria nota pubblicata sul sito web del quotidiano cattolico “Avvenire di Calabria” è stato lo stesso arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che pur dicendosi «fiducioso nel lavoro della Magistratura», ha voluto specificare la volontà di porsi «sin da ora in atteggiamento amorevole nei confronti delle presunte vittime, chiedendo perdono per l’eventuale male arrecato».

A PROCESSO PER STALKING Un provvedimento forse dettato anche dai precedenti guai giudiziari di don Perrello, già a processo per stalking. Per anni in servizio alla parrocchia di Fossato-Montebello, piccolo centro dell’hinterland jonico reggino, lì il sacerdote si sarebbe perdutamente innamorato di un uomo e per lungo tempo lo avrebbe cercato, corteggiato e ripetutamente contattato, travalicando persino il confine della molestia. Per questo ha rimediato una denuncia per stalking, che è stata all’origine del processo che dal 2015 lo vede imputato.

STRANE ABITUDINI Tutte cose di cui probabilmente nulla sapevano i parrocchiani di San Gregorio, che apprezzavano certo il particolare attivismo del don, ma da tempo avevano notato anche le sue curiose abitudini. Ogni sera o quasi, il sacerdote usciva dalla canonica senza abito talare, né colletto rigido, saliva sulla sua fiammante mini cooper e si allontanava per rientrare spesso solo a notte fonda. Un comportamento che in un quartiere che è quasi un piccolo paese è stato notato. Qualcuno dei fedeli ne ha anche chiesto conto al don, ma senza mai ottenere una risposta. Ma anche su quelle serate adesso le indagini potrebbero far luce.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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