Nuovi ospedali: nove anni di chiacchiere e nessun cantiere

Redazione Altro Corriere14 novembre 201710min10660
Il primo annuncio risale all’emergenza sanitaria del 2008. Ora la Regione fa il punto: promette a breve l’avvio dei lavori nella Sibaritide ma teme che la crisi di Tecnis metta a rischio i progetti. Tempi più lunghi per Vibo, indeterminati per Gioia Tauro





LAMEZIA TERME “Annunciazione, annunciazione. La Calabria avrà tre (o quattro?) nuovi ospedali”. L’espressione (senza l’annunciazione) compare addirittura nella relazione firmata dai prefetti Silvana Riccio e Achille Serra: siamo nell’aprile del 2008 e la Calabria ha da poco pianto la morte di tre giovanissimi. Federica Monteleone, Flavio Scutellà ed Eva Ruscio sono vittime di un sistema che non funziona. Sono i giorni della proclamazione dell’emergenza sanitaria. Il rapporto Serra-Riccio è la pietra tombale sulla sanità calabrese: non funziona nulla, i conti semplicemente non esistono e la ‘ndrangheta mette lo zampino nella gestione dei servizi. Più che un cambiamento servirebbe una rifondazione. E parte di questa rifondazione – è questo l’intento all’epoca – passerà dalla nascita di nuove strutture sanitarie.

NOVE ANNI DOPO Inizia qui la storia di un record. Che non c’entra con le incompiute ma con le “annunciate”. Sono trascorsi più di nove anni da quando i nuovi ospedali sono stati esibiti (a parole) ai calabresi. La (perenne) emergenza esigeva soluzioni rapide ed efficaci. Da allora, però, non è stata posta neppure una pietra sui siti che dovrebbero ospitare i presìdi sanitari. L’ultimo aggiornamento disponibile appartiene al dipartimento Tutela della salute ed è arrivato a ottobre, nel corso di una riunione della commissione Sanità del consiglio regionale: «Il progetto esecutivo è stato consegnato da parte del concessionario ed è in fase di verifica da parte dell’organismo Rina check. Chiuderemo la verifica entro la metà del mese di ottobre e nella settimana successiva il progetto verrà approvato e si procederà entro fine mese al concreto inizio dei lavori». Ottobre è passato e si attende il prossimo annuncio. Il punto, però, non è neppure questo.

AZIENDA IN CRISI Basta leggere le parole di Franco Pacenza, assessore ombra alla Sanità (ombra solo perché la delega non appartiene alla Regione, visto che il settore è commissariato), nella stessa riunione della commissione. È politichese (quasi) puro ma il succo si capisce benissimo: la Regione sta cercando di «capire quali sono gli sviluppi rispetto a quello che è il contesto di natura prettamente aziendale». L’amministrazione «non può interferire, ma è andata (a un incontro, ndr) per dire “noi siamo preoccupati rispetto a quelle che sono le prospettive in tempi brevi, non le prospettive del prossimo secolo, le prossime settimane di come l’azienda può operare in materia di attivazione, di completamento dei procedimenti”». La crisi di Tecnis – azienda che dovrebbe realizzare due dei “nuovi” ospedali – preoccupa la politica mentre la burocrazia annuncia l’avvio dei lavori. «La Regione – sono ancora parole di Pacenza – si è fatta carico anche di garantire le legittime prestazioni per esempio dei progettisti perché, nel momento in cui l’azienda aveva una sofferenza finanziaria, la Regione ha garantito i professionisti a svolgere quei lavori, quelle funzioni perché, in caso di insolvenza dell’azienda, la Regione ha fatto da garante». Pacenza lo spiega ancora meglio: le ditte calabresi si sono scontrate con grandi gruppi imprenditoriali, ma anche loro «possono avere difficoltà di carattere finanziario perché siamo in presenza di mancanza di liquidità che hanno prodotto una sofferenza anche da parte della grandi imprese». Queste parole hanno preoccupato più di un consigliere regionale: possibile che si inizino i lavori con una crisi di liquidità in atto? Non c’è il rischio di uno stop a realizzazione in corso?

INCOGNITE VIBO E GIOIA TAURO Lo spettro dei pilastri appesi al nulla che puntano verso il cielo è un incubo ricorrente. E dire che l’ospedale della Sibaritide è quello più avanti nell’iter. A Vibo Valentia la situazione è più complessa. Il progetto definitivo è stato consegnato il 29 settembre. Ma la storia del nuovo presidio passa anche per un errore compiuto in fase progettuale: il sito pensato per l’ospedale ricade, in parte, in una zona a elevato rischio idrogeologico. Gli errori si pagano (e la Regione ha annunciato che farà causa a Infrastrutture Lombarde, società che si è occupata della fase di progettazione dei nuovi ospedali), specie sul versante dei tempi di realizzazione. Pasquale Gidaro, il dirigente che segue i procedimenti, spiega che «i lavori relativi alle opere complementari potrebbero avere inizio entro la fine di gennaio», ammesso che si possa seguire una procedura abbreviata per la conferenza dei servizi. Insomma, neppure quella scadenza può essere data per scontata. A Gioia Tauro va addirittura peggio: la progettazione definitiva è (altro elemento emerso durante la seduta della commissione) «in una situazione di sospensione che si è resa necessaria perché, nella fase di approfondimento di indagine per il passaggio dal progetto preliminare al progetto definitivo, è stata riscontrata una situazione geologica del tutto particolare che richiede la necessità di spostare e ruotare l’edificio rispetto alla previsione prevista dal progetto preliminare, al fine di scongiurare la possibilità di realizzarlo in parte su roccia e in parte su terreno molle». Nessuno si era accorto del problema nel corso della progettazione preliminare. Il risultato? «Previsioni attendibili su questo non ne possiamo fare». Né sui tempi né sulla spesa («le valutazioni di carattere economico potranno venire solo alla fase di sviluppo del progetto definitivo»).

ANNUNCI E FANTASTILIONI La spesa, appunto. Torniamo indietro di nove anni, di nuovo alla relazione Riccio-Serra. Che entra nel dettaglio dei costi dei nuovi ospedali. Per quello della Sibaritide, secondo il report, l’importo a carico dello Stato sarebbe stato di 57 milioni di euro. Ma c’è una certa distanza tra quel documento e i comunicati stampa scritti nove anni dopo. Passa il tempo e le cifre si impennano: «Per l’ospedale unico della Sibaritide sono stati stanziati 143 milioni di euro e prevede la realizzazione di 334 posti letto per un territorio che conta circa 200mila abitanti, e che si estende da Rocca Imperiale fino a Cassano allo Jonio». È così per tutte le altre strutture sanitarie previste. All’epoca del primo annuncio l’allora ministro della Sanità Livia Turco aveva assicurato lo stanziamento di 240 milioni di euro complessivi per tutti e quattro i presìdi. Già, perché erano quattro: oltre a Vibo Valentia, Sibaritide e Gioia Tauro, nel conteggio era inserito anche «il nuovo complesso ospedaliero di Catanzaro». Che fine abbia fatto nessuno è mai riuscito a scoprirlo. Tanto la nebbia del tempo copre tutto. Anche gli annunci di Loiero: «La parola d’ordine ora è una sola: accelerare. Dopo i ritardi accumulati dal Commissariato per l’emergenza sanitaria, stiamo lavorando per cantierare le opere e acquistare le apparecchiature necessarie al più presto possibile. Si lavorerà senza più pause». Era il 28 dicembre 2009. E quelli di Scopelliti, che esultava dopo la firma dell’allora capo della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli sugli atti che avrebbero riavviato un iter bloccato da un anno: «Il riavvio della procedura per i nuovi ospedali è una risposta importante per la Calabria. L’investimento, per la quota pubblica, è di 420 milioni, che complessivamente arriva a 650 milioni». Era il 6 dicembre 2012. Fantastilioni, annunci mirabolanti, battaglie epiche della politica a difesa del diritto dei calabresi alla salute. Sui quei tre siti (o quattro?), però, non c’è neanche un mattone.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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