Tragedia a Rende, prima uccide moglie e figli e poi si toglie la vita

Redazione Altro Corriere13 febbraio 20185min1480
Salvatore Giordano si sarebbe servito di due pistole, detenute legalmente in casa dall'anziano padre. Alle due donne ha inflitto anche delle coltellate. Sei i proiettili utilizzati, di cui uno utilizzato per spararsi in bocca. Ancora ignoti i motivi che hanno spinto l'uomo al gesto estremo

RENDE Un gruppo di cinque ragazzi arriva all’incrocio di via Malta a Santo Stefano di Rende dove la strada è chiusa al traffico con del nastro segnaletico. Un carabiniere gli si fa incontro. «Siamo colleghi di lavoro di Cristiana, volevamo solo capire se tutto quello che stiamo leggendo è vero». L’uomo in divisa fa solo un cenno di capo. Lo sgomento e gli occhi gonfi di lacrime dei ragazzi riepilogano perfettamente lo stato d’animo di chi conosceva la famiglia Giordano. I cadaveri del capo famiglia Salvatore, della moglie Francesca Vilardi (conosciuta come Franca) del figlio Giovanni e di Cristiana, la maggiore dei due, sono nella casa dove hanno trascorso fino alle 4 circa di ieri notte tutta la loro esistenza come famiglia. Tre si trovano nel corridoio d’ingresso quello di Giovanni nella sua cameretta. Ad avvisare i militari della compagnia di Rende i familiari preoccupati dal silenzio cupo che arrivava dalla villetta nella zona residenziale della cittadina universitaria. Alle 14 i vigili del fuoco aprono la porta, poi lasciano il lavoro agli inquirenti. Inizia la lunga fase delle indagini, ancora in corso, e la prima ipotesi è quella dell’omicidio-suicidio. Ipotesi poi confermata nella serata.

LA DINAMICA Quattro cadaveri, due pistole, sei proiettili e un pugnale. Il sangue e la posizione dei corpi. Su questi elementi iniziano le lunghe indagini dei carabinieri della scientifica che hanno anche il compito di ricostruire la dinamica balistica, insieme a loro il medico legale. Questa sarebbe la prima ricostruzione: Salvatore Giordano avrebbe preso le due pistole che il padre Giovanni deteneva legalmente in casa sua. Due pistole, una calibro 765 e l’altra 357, per essere sicuro che i proiettili potessero bastare. Poi, arrivato nella sua abitazione, ha fatto fuoco. Alle due donne ha anche inflitto delle coltellate, infine ha rivolto l’arma contro se stesso e si è sparato in bocca. I genitori, anziani e malati, hanno detto di aver sentito dei rumori ma complice lo stato di salute cagionevole e l’orario non vi hanno dato troppa importanza. I militari dell’arma coordinati dal Procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo stanno però ancora lavorando a raccogliere gli elementi utili a chiarire il motivo del perché l’uomo abbia agito in modo così efferato e violento. I familiari sono increduli e turbati da tutto quello che sta accadendo.

IL MUSICHIERE La famiglia Giordano era molto conosciuta a Cosenza. Il padre Giovanni era titolare di due negozi di musica. La tradizione di “Giordano il musichiere” è continuata anche dai figli che però complice la crisi del settore discografico hanno negli aperto il mercato anche alla telefonia mobile. Salvatore Giordano lavorava in un centro nei pressi dell’autolinee. In questo momento al negozio i carabinieri hanno posto i sigilli. È la prassi a imporlo, si stanno esaminando tutte le scritture contabili e i documenti societari per cercare una pista da seguire e dare un perché al folle gesto. «Erano delle persone per bene – dice uno dei cugini e loro vicino di casa – non hanno mai avuto dei problemi». È scioccato dall’evento, dalla presenza degli estranei che d’improvviso sono entrati nella sua vita, viene circondato come un caldo focolaio nel freddo di febbraio. Fila dritto il parroco che giunge alla villetta per l’estrema unzione. I colleghi di Cristiana se ne ritornano con il cellulare in mano e la foto di una serata trascorsa in compagnia. Domenica alle 21.30 il suo ultimo turno al call center dell’Europe Assistance, poi l’arrivo a casa e la morte.

Michele Presta
redazione@corrierecal.it

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